La nostra attività di denuncia dei malfunzionamenti del comune e della città di Crotone. Tutte le noste iniziative, le nostre petizioni trovano spazio in questa categoria, che vuol essere uno sforzo per sensibilizzare la gente di Crotone su ciò che c’è da cambiare nella nostra nostra città
È successo a Crotone: il Comune ha impegnato ben 62.000€ da versare sui conti dell’Azienda Krotonese dell’Energia e dell’Ambiente (AKREA) per l’espletamento del servizio di pulizia spiagge relativo all’interno anno 2013.
AKREA è una società per azioni il cui unico socio è il Comune di Crotone. La società si occupa di igiene urbana, verde pubblico, gestione affissione etc. I rappresentanti del Comune al suo interno sono Salvatore Lucà (presidente), Salvatore Barbuto e Rocco Gaetani (membri del consiglio di amministrazione).
I 62.000€ suddetti, dunque, ricoprono interamente l’anno corrente, pertanto è compito di AKREA rimuovere le alghe e i rifiuti vari che da diverse settimane sono presenti sulle spiagge cittadine; senza aspettare che tale intervento venga realizzato nel 2014, dal che potrebbe conseguire l’utilizzo di ulteriori risorse.
Incolliamo al seguente link la determina dirigenziale di impegno di spesa: stanchi-dei-soliti-comune-di-crotone.pdf
Prima di iniziare, vorrei riportare una testimonianza di una Signora rimasta imbottigliata nel traffico causato dai presidi:
“Riporto una testimonianza che credo emblematica di quanto sta succedendo, questi segnali sono pericolosi, ed è ancora più pericoloso ignorarliSIA da parte di chi ha aderito a questa mobilitazione, sia da parte di chi resta a guardare. Ricordano una storia già vista, solo che questa storia le nuove generazioni non la conoscono. Dal racconto si evince che la polizia, sollecitata ad intervenire, non fa niente, “si sono accordati”. Questa anomala gestione dell’ordine pubblico è il segnale più chiaro che qualcosa non va:
“Stanotte sono stato fermato in una rotonda nelle campagne fuori Carmagnola con altre 6 macchine di poveri cristi infermieri che tornavano a casa dopo un turno massacrante di 18 ore (io ero andato a torino a trovare i miei). Nella rotonda c’erano 2 adulti di mezza età che stavano in disparte ad osservare e a pilotare una dozzina di ragazzi attorno alla ventina; erano tutti ubriachi (a terra ho contato, ed ho avuto tempo, 4 pintoni di vino, 6 bottiglie di whisky ed almeno una ventina di moretti da 66) e sicuramente strafatti. Avevano tutti emblemi di tipo fascista (croce celtica e tricolori vari) e intonavano slogan non propriamente di sinistra. Una ragazza ha chiesto loro “per favore ragazzi, è da stamattina alle 6 che sono in ospedale, mi fate andare a casa?” Ed uno dei due “adulti” le ha cordialmente risposto “avrai passato il giorno a succhiare c…i!” e giù tutte le marionette a ridere. Uno di loro ad un certo punto si è avvicinato di sua volontà e ci ha cordialmente detto “Voi passate quando ca**o lo diciamo noi, e se qualcuno ci fa girare i co….i magari passa la notte qui, o magari passa ma si trova un vetro rotto o la macchina rigata, capita con la nebbia!” e giù tutti a ridere…
La chicca: nella rotonda era presente una pattuglia della polizia; siamo andati da loro a chiedere di intervenire e la risposta è stata ancora più agghiacciante: “Ci siamo accordati con loro per fare passare qualche macchina ogni tanto; state tranquilli altrimenti questi vi fanno passare la notte qua!”
Signori, la guerra dei poveri è cominciata. Scappiamo finché siamo in tempo.”
Eh, si. E’ scontatissimo che siano forconi. Anche io posso andare sotto casa e minacciare il tabaccaio. Ma come fareste ad appurare con certezza che io sia un forcone? Continua a leggere →
Situazioni ed episodi di degrado urbano possono verificarsi sia causa del non – operato delle amministrazioni pubbliche sia a causa dell’inattività dei cittadini privati. Nel primo caso possiamo immaginare all’inerzia del Comune – e in particolare dei suoi organi di governo – che non adotta interventi tali da contrastare situazioni indecorose verificatesi su aree e strutture di competenza comunale: pensiamo ad una villetta di proprietà del Comune colma di rifiuti e di erbacce oppure alle strade dissestate del lungomare cittadino o, ancora, a dei monumenti danneggiati. In queste situazioni, in cui il Comune è proprietario dell’aerea o della struttura degradata, necessita un semplice intervento di ordinaria amministrazione: l’assessore segnala il problema al dirigente e quest’ultimo sollecita gli operai comunali ad effettuare gli interventi opportuni per ripristinare la normalità. Ma cosa succede quando siamo in presenza di un palazzo degradato e degradante di proprietà privata? Cosa succede quando le condizioni di una struttura privata determinano situazioni di degrado urbano? Per intenderci, se è il palazzo o la casa di proprietà di Mario Rossi è deteriorata o trasandata al punto tale da compromettere il decoro dell’ambiente circostante, dell’ambiente pubblico e quindi della città, in che modo il Comune può intervenire? La risposta è semplice e manifesta l’autorità del pubblico nella tutela di interessi collettivi, quale è il decoro e l’estetica della città. Il Comune, dopo aver sollecitato i proprietari della struttura a risolvere il problema degradante e a seguito di un eventuale inadempimento successivo al sollecito, può effettuare gli interventi necessari per ripristinare il decoro della struttura in questione, addebitando le rispettive spese ai proprietari inadempienti. Il Comune di Parma, ad esempio, prevede esplicitamente tale intervento all’articolo 11 del regolamento del decoro urbano : i proprietari degli immobile devono mantenere in condizioni decorose gli infissi, le tende esterne, le serrande etc. esposte al transito del pubblico. Il Comune, se riscontra la violazione di tale attività, provvede ad intimare ai proprietari e/o locatari gli adempimenti necessari entro una determinata scadenza, a seguito dalla quale il Comune – riscontrando eventualmente l’assenza degli interventi sollecitati – realizza l’intervento d’ufficio imputando le spese ai proprietari.
Spesso è capitato di confrontarci sul tema con assessori e consiglieri comunali di Crotone, ai quali domandavamo per quali ragioni il Comune non avesse contrastato situazioni palesemente degradanti. La risposta era sempre la stessa: «purtroppo il problema che mi segnali è su un’area di proprietà privata, non possiamo intervenire». Questa è una grossa bugia perché, come è stato riportato, anche se l’episodio si verifica sul suolo privato il Comune è obbligato ad intervenire.
Crotone – foto di Alberto Loiacono (Stanchi dei Soliti)
di Andrea Arcuri
Se piove non è colpa del Comune. Se piove e tutti i quartieri si allegano è colpa del Comune.
Rientra infatti nella responsabilità dell’amministrazione comunale individuare e predisporre le via di scarico delle acque piovane a mare, evitando che al verificarsi di un acquazzone la città sia inagibile. La presenza dei medesimi problemi in tante altre città italiane non giustifica gli inadempimenti del nostro Comune. Dobbiamo smetterla di discolpare il Comune di Crotone perché anche a Genova e a Gallipoli le strade si allagano quando si verifica un temporale. Dobbiamo smetterla di accettare e subire queste vergogne di ordinaria amministrazione perché pagliacciate simili accadono in città meglio organizzate della nostra.
Io da crotonese pretendo una città normale. Io, sarò ripetitivo, ma ribadisco che ancor prima di diventare una città turistica dobbiamo diventare una città.
E’ trascorso un mese e mezzo da quando Stanchi dei Soliti inviò una email all’assessore alla cultura del Comune di Crotone proponendo la creazione del Manuale della buona educazione, all’interno del quale menzionare atteggiamenti e comportamenti da promuovere o evitare al fine di contrastare gli innumerevoli episodi di inciviltà che attanagliano il Crotonese. La nostra proposta prevede inoltre che i contenuti del manuale vengano illustrati sin dalle scuole elementari. Ogni insegnante potrebbe dedicare ogni giorno 5 minuti di lezione alla spiegazione del suddetto manuale e all’utilità che esso riveste per una sana convivenza civile (è opportuno ricordare che non sono pochi quegli insegnanti che informalmente svolgono da sempre tali attività).
A nostro avviso, l’elaborazione del manuale in questione spetta al comune di Crotone, avvalendosi dell’ausilio di psicologi ed esperti nell’educazione dei minori.
In ogni caso, quelle di Stanchi dei Soliti sono state parole gettate al vento: a distanza di oltre un mese l’assessore alla cultura del Comune di Crotone– Antonella Giungata – non ha ancora risposto alla nostra email.
Lungomare di Crotone 19 novembre 2013 (foto di Piero Spinelli)
Non è bastata la morte di Luca Buscema, Michela Cicchetto, Luca Tavano, Bruno Commisso, Angela Trovato e Paolo Pupa, vittime dell’alluvione del 1996, per accrescere il senso di responsabilità degli amministratori comunali e provinciali del Crotonese. Manco per l’anticamera sfiora loro l’idea di operare una sana pianificazione del territorio i cui interventi da mettere in atto abbiano come pripriotà la prevenzione di nuove tragedie.
Va detto che i tentativi ci sono stati, e la predisposizione del Piano Rischio Alluvione del Comune di Crotone ne è il classico esempio. L’operato di un’amministrazione, però, non è da valutare sulla base dei progetti che essa propone bensì dall’attuazione che dà a tali progetti; attuazione che, stando ai risultati ottenuti (vedi foto), non si è ancora verificata.
E’ stato già precisato da questo gruppo politico che, com’è noto, è impossibile prevenire catasfroti naturali, ma una buona amministrazione sa reperire le risorse e sa predisporre gli strumenti per minimizzarne i rischi; il che deve essere prioritario per quelle amministrazioni i cui territori sono segnati dalla presenza di cittadini che, a causa del maltempo e della malamministrazione, hanno perso la vita. Se proprio volete onorare le vittime del 1996 smettete di dedicare loro piazze e vie della città e iniziate a mettere in atto gli interventi che possano evitare nuove vittime.