Crotone: il palazzo del Grande Hotel è pericoloso. Noi lo segnaliamo da tre anni

Grande Albergo Crotone
Grande Albergo Crotone

Sono trascorsi quasi tre anni da quando Stanchi dei Soliti segnalò all’amministrazione comunale di Crotone la precarietà e la pericolosità di alcuni palazzi cittadini. Organizzammo la Mostra del Degrado, proprio di fronte al palazzo del Municipio, dove esponemmo diverse immagini della Crotone degradata, dalla Crotone antituristica. Fra tali immagini vi era quella del palazzo del Grande Hotel, transennato qualche giorno fa dal Comune di Crotone poiché, in presenza di fitte piogge, rappresenta un pericolo e pertanto c’è la necessità di «mettere in sicurezza i passanti».
Il palazzo de Grand Hotel, oltre ad essere un bene architettonico di rilievo storico, è collocato in zona strategica della città dove ogni giorno transitano centinaia di persone; sarebbe auspicabile pertanto che vi sia, in accordo con i proprietari, una riqualificazione di tale palazzo.
Alle segnalazioni di Stanchi dei Soliti il Comune di Crotone non ha mai risposto e, presumibilmente, il mandato di Peppino Vallone giungerà al termine senza che vi sia né da parte sua né da parte delle sua Giunta un confronto con Stanchi dei Soliti sul da farsi per Crotone.
Nei giorni seguenti sarà pubblicata su questo blog una nostra proposta relativa alla riqualificazione del palazzo in questione.

Stanchi dei Soliti

Igiene pubblica: un cittadino crotonese scrive a Stanchi dei Soliti

materiale inquinante crotone
materiale inquinante crotone

“Ho deciso di segnalare al vostro gruppo politico questo problema non perché voglia mettermi da parte e non metterci la faccia – anzi  il mio motto è “Libertà è partecipazione”- bensì perché sono convinto che rivolgendomi a voi le mie osservazioni possano avere maggiore eco.
Qualche giorno fa, mentre percorrevo la nuova strada che collega via Saffo alla chiesa di Santa Rita – strada ufficialmente  chiusa a causa dei lavori in corso-sono venuto a conoscenza di un grave episodio per l’igiene pubblica. In particolare, tutto il tratto di strada suddetto è disseminato di copertoni d’auto, molti dei quali sono stati “smaltiti” con la combustione; dal che ne consegue che di tali copertoni ne rimanga soltanto la struttura metallica interna, ovvero lo scheletro per intenderci. Ma ciò che mi ha lasciato allibito è la presenza di una massa informe di materiale biancastro (vedi foto) che presumo si tratti dei residui dei pannelli di amianto a cui è stato dato fuoco. Vorrei tanto sbagliarmi, ma la mia impressione è stata questa. Infatti, la struttura che ingloba le fibre di amianto si è disgregata per via delle fiamme, lasciando intatte le polveri interne che ovviamente non bruciano.
Voglio precisare che non è mia intenzione creare allarmismi, pertanto non è certo che si tratti di amianto; quel che è certo, invece, è che la presenza di pneumatici bruciati e non abbiano un impatto tutt’altro che positivo sul nostro territorio”
di Pietro Luigi Liguori

Il gruppo politico Stanchi dei Soliti ha inoltrato la presente segnalazione al sindaco, al prefetto e alle testate giornalistiche locali.

Stanchi dei Soliti

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Alluvione e malamministrazione: i responsabili della tragedia del 14 ottobre 1996

Foto alluvione Crotone 1996
Foto alluvione Crotone 1996

14 ottobre 1996: sei morti, 350 imprese danneggiate, oltre 120 miliardi di danni. Due i responsabili del disastro: l’alluvione che inondò la località crotonese e la malamministrazione degli anni passati; in particolare i vari predecessori degli amministratori odierni che progettarono e realizzarono strade, palazzi, ponti e infrastrutture senza alcuna logica professionale. Basti pensare che, a seguito del costruzione del Lungomare Nuovo, al precipitarsi di fitte piogge i commercianti della zona dovevano dotarsi di secchielli e pale per respingere l’acqua che entrava aggressivamente nei loro locali. Basti pensare che hanno permesso di costruire palazzi ovunque, senza badare alla presenza di reperti archeologici o monumenti. Forse siamo uno dei pochi casi in Europa in cui i palazzi che circondano un castello sono più alti delle torri del castello stesso. L’assenza di piani regolatori dell’epoca non giustifica l’abusivismo edilizio: non servono delle regole per capire che intorno a un castello non si deve costruire; serve soltanto buon senso. Esempi come questi ultimi possono apparire sconnessi dall’alluvione del 1996, ma in realtà ci permettono di capire qual è lo spirito che anima la pianificazione del territorio operata dalla classe dirigente crotonese; la cui malamministrazione è stata indirettamente evidenziata in un rapporto della protezione civile, che all’epoca dell’alluvione segnalava «l’inadeguatezza di molti attraversamenti stradali e ferroviari, insufficienti a consentire il passaggio delle enormi portate coinvolte dal bacino di monte».
E’ vero che non si possono prevenire le catastrofi naturali, ma è altrettanto vero che una buona amministrazione può minimizzarne i rischi; il che è testimoniabile da tante città settentrionali che nonostante siano soggette a notevoli ondate di maltempo (molto più intense rispetto alle nostre) hanno adottato interventi preventivi che riducono gli ipotetici danni.
L’alluvione del 1996, la vicenda Black Mountain e i cumuli di rifiuti tossici dell’area industriale hanno tutti una cosa in comune: la presenza di tante vittime e di pochi condannati.

Andrea Arcuri
Stanchi dei Soliti

Inciviltà Crotone: la pagliacciate di pochi danneggiano tutti i cittadini crotonesi

Bambini a scuola
Bambini a scuola

“In che modo la politica locale può sconfiggere l’inciviltà? Stanchi dei Soliti propone il Manuale della buona educazione”

Stavo passeggiando per una delle principali vie di Bologna quando vidi uno stand della famosa azienda italiana Mulino Bianco in cui si stavano svolgendo delle attività di svago per bambini e adulti. Mi avvicinai e chiesi maggiori informazioni su quell’interessante evento. Presi parte alle attività organizzate e vinsi per giunta una merendina. Durante la consegna dell’ambito premio, uno dei ragazzi del personale di animazione mi domandò: «di dove sei?» e io ovviamente risposi «di Crotone». Al che, l’addetto ai lavori della Mulino Bianco ed i suoi colleghi che indirettamente ascoltavano la conversazione, cominciarono a fare delle sottili battute sulla mia provenienza; battute che celavano un ricordo tutt’altro che positivo della nostra città. Cercai di approfondire il tutto, e continuando la conversazione mi dissero che si recarono a Crotone qualche anno fa per svolgere delle attività di animazione simili. «La città è bellissima, ma gli abitanti lasciano a desiderare». Era questo in sintesi il commento dei presenti. Uno di loro, motivando tale affermazione, mi spiegò che le considerazioni negative sugli abitanti di Crotone sono frutto di una triste vicenda che animò la loro permanenza nella nostra città. «Un tizio voleva picchiarmi perché avevo “guardato la sua ragazza”. Come posso avere un ricordo positivo di Crotone?», mi domandò il ragazzo con cui avevo avviato la conversazione.

L’evento non mi sorprese affatto: chi vive o ha vissuto a Crotone sa bene che questi episodi non sono rari. E non mi sorprese neppure la generalizzazione fatta dal ragazzo con cui dialogavo, che estense a tutti i crotonesi uno stile di vita incivile che in realtà appartiene soltanto a una fetta della popolazione. Inferire le pagliacciate di pochi all’essere di tutti è uncomportamento tanto immaturo quanto diffuso: è opinione comune che i napoletani vengono considerati ladri, i calabresi ‘ndranghetisti etc. Il mio problema, però, non è quello dell’immaturità di coloro che fanno di tutta l’erba un fascio. Quello che mi preoccupa profondamente è che nel 2013 esistono ancora dei deficienti disposti a litigare perché qualcuno ha guardato la ragazza di qualcuno.

Tour Mulino Bianco
Tour Mulino Bianco

Generalmente su questo blog ci occupiamo di politica e amministrazione, pertanto le osservazioni di cui sopra potrebbero apparire incongrue rispetto agli articoli pubblicati finora. In realtà tali episodi di inciviltà sono strettamente collegati all’operato della classe dirigente locale. L’attuazione di politiche culturali volte a trasmettere la buona educazione è il miglior modo per contrastare tali vergogne, che non fanno altro che danneggiare ulteriormente l’immagine della nostra città. L’assessore alla cultura potrebbe iniziare dalle scuole elementari e medie, concordando con i docenti degli appositi percorsi formativi affinché gli alunni non apprendano soltanto nozioni di matematica, italiano e geografia, ma imparino a relazionare civilmente con gli altri. I percorsi non devono essere facoltativi:  gli insegnamenti di convivenza civile devono essere impartiti durante l’orario di lezione. Se ad ogni ora di lezione venissero dedicati 5 minuti alla divulgazione delle regole di buona educazione, ogni giorno di scuola avrebbe un senso diverso: 40 minuti al giorno destinati alla convivenza civile. Molti docenti svolgono informalmente queste attività da anni; a tanti altri invece non passa neanche per l’anticamera.
Sarebbe altrettanto utile creare il Manuale della buona educazione: un libricino alla cui stesura potrebbero partecipare gli esperti in scienze dell’educazione.

Questo articolo è stato inviato all’indirizzo di posta elettronica dell’assessore alla cultura di Crotone Antonella Giungata: assessorecultura@comune.crotone.it

Andrea Arcuri
Stanchi dei Soliti

Politica: Crotone è la ruota di scorta dei candidati sconfitti

Senatore e Vallone
Pasquale Senatore                                                                                                                           Peppino Vallone

“Prima ambiscono al parlamento, se va male alla regione e se va peggio a Crotone”


Pasquale Senatore e Peppino Vallone hanno qualcosa in comune: sono due uomini di partito che hanno ricercato la loro stabilità politica nella città di Crotone, candidandosi alla carica di primo cittadino un anno dopo la sconfitta alle elezioni regionali.
Peppino Vallone, candidato nelle fila del partito democratico, alle regionali del 2010 ottenne 4.198 voti, ma dovette cedere il seggio al compagno di partito Francesco Sulla, eletto con un centinaio di voti in più. Stesso destino per Pasquale Senatore che, con 3.227 preferenze, si vide scavalcato da Salvatore Pacenza, primo degli eletti del PDL nella circoscrizione crotonese. A differenza di Vallone, per Pasquale Senatore la candidatura alle regionali era una sorta di ruotine, avente il fine di confermare la carica di consigliere della Calabria già conquistata nel 2005; ma le previsioni del millantato “miglior sindaco” di Crotone erano difformi dalla realtà poi verificatesi.
Ed è così che il fallimento si trasforma in opportunità: due candidati sconfitti alla ricerca di un ripiego, il cui oggetto è  l’aministrazione comunale crotonese. Tale constatazione stimola in noi una domanda retorica che vogliamo rivolgervi: cosa sarebbe successo se Vallone e Senatore fossero stati eletti al consiglio della Calabria? Si sarebbero ricandidati a sindaco un anno dopo, dovendo così rinunciare alla carica di consigliere (data l’incompatibilità con quella di primo cittadino)? Evidentemente no. Per entrambi i contendenti, dunque, rivestire la carica di sindaco non era una priorità, bensì una triste sicurezza a cui i due aspiranti consiglieri calabresi si sono adattati. Adattamento ancora più frustrante per Pasquale Senatore, il quale non essendo rieletto né consigliere regionale nel 2010 né sindaco nel 2011, ha dovuto optare per una carica di minore rilievo, ovvero quella di consigliere comunale.
Che Crotone fosse considerata la ruota di scorta dei candidati sconfitti non è cosa nuova; anzi, azzardiamo una previsione su un episodio che alle amministrative del 2016 potrebbe verificarsi: la candidatura a sindaco di Crotone di Antonella Stasi. Per amore della città o per ripiego? Beh, considerando che la Stasi non è stata eletta alle recenti elezioni di camera e senato, provate ad indovinare la (scontata) risposta.

Andrea Arcuri
Stanchi dei Soliti

Il terremoto accelera la frana crotonese: nessuno ha interpellato l’Eni?

Alluvione Crotone 1996

La gigante frana sottomarina tra Crotone e Isola Capo Rizzuto si muove di circa 8 millimetri all’anno, il che potrebbe apparire un moto innocuo; ma, allo stesso tempo, i ricercatori sottolineano come l’attività sismica potrebbe causare improvvise accelerazioni. E’ noto a tutti il legame che intercorre tra estrazione di metano e rischio sismico, pertanto c’è la necessità di interpellare gli autori delle attività estrattive nel mare crotonese: l’ente nazionale idrocarburi.
Tale interpellanza non deve essere avanzata dal nostro gruppo politico, bensì dai rappresentanti istituzionali: il sindaco di Crotone Peppino Vallone, il presidente della Provincia Stano Zurlo e il sindaco di Isola Capo Rizzuto Gianluca Bruno.

I ricercatori hanno impiegato cinque anni di lavoro prima di pubblicare la ricerca in questione; ci auguriamo che la classe politica di Crotone e provincia non impieghi altrettanto tempo per incontrare i dirigenti Eni.

Andrea Arcuri e Fabrizio Marino
Stanchi dei Soliti