In Calabria si vota in 41 Comuni. Riflessioni sul voto di scambio


foto realizzata da Christian Greco nel 2011
Voto di Scambio foto realizzata da Christian Greco nel 2011

In occasione delle elezioni di oggi e domani che coinvolgono 41 comuni calabresi, è doveroso, in virtù dei valori che orientano l’azione politica di Stanchi dei Soliti, fare una riflessione su quel che è, ancora oggi, uno dei fattori che determinano l’elezione di non pochi amministratori regionali e locali: il voto di scambio.
La sfiducia nei confronti dei governanti che spinge gli elettori a considerarli “tutti uguali”, l’esistenza di rapporti di lavoro che implicitamente obbligano i dipendenti a votare (e a far votare) l’imprenditore candidato e, soprattutto, la formulazione di accordi preelettorali tra votante e candidato che si traducono in una serie di promesse fasulle a cui credono soltanto i più stolti, rappresentano le principali cause che sono alla base del voto di scambio: problematica che rispecchia una cultura retrograda di una società che non vuole fare passi in avanti.
Attraverso questo articolo non ho l’ambizione di svegliare le coscienze di coloro che da decenni sono abituati a vendere il proprio voto in cambio di quattro soldi (sarebbe un’ardua impresa convincerli a desistere). Vorrei, invece,  che il mio messaggio arrivasse ai neo elettori, che domani voteranno per la prima volta, e a tutti quei cittadini che stanno attraversando un periodo di estrema difficoltà economica che li costringe ad aggrapparsi ad una speranza ingannevole oppure, peggio ancora, ad accettare quei cento euro per fare la spesa in cambio di un “bottino elettorale” caratterizzato non solo dal proprio voto, ma anche da quello della moglie e dei figli maggiorenni.
Perché non votare chi ti offre cento o mille euro? Perché non votare chi ti promette un lavoro oppure perché non votare chi un lavoro te lo ha già dato e, pertanto, gliene devi essere riconoscente ad ogni competizione elettorale? Moralismi a parte, cerchiamo di capire per quale ragione il voto di scambio è dannoso anche in un’ottica di convenienza per l’elettore.
Partiamo innanzitutto dalle promesse di collocamento lavorativo preelettorali. Ogni candidato che adotta metodi simili per accrescere i suoi consensi, avrà contratto con almeno duecento elettori accordi che hanno come oggetto di scambio il voto, da parte dell’elettore, e la promessa, da parte del candidato, di un futuro collocamento lavorativo in aziende private o istituzioni pubbliche. Com’è possibile, nell’attuale contesto di crisi economica e in presenza di un tasso di disoccupazione pari all’11,5 %, che un singolo uomo, anche qualora eletto, riesca a rispettare le centinaia di promesse concordate? Se così fosse stato, l’Italia non sarebbe fra i paesi europei che contano il maggior numero di disoccupati. Dunque, aprite gli occhi.
Per quel che concerne invece il voto di scambio che ha per oggetto l’immediato pagamento in contanti da parte del candidato per assicurarsi il bottino elettorale succitato, va detto che cento o mille euro farebbero gola ad un padre di famiglia che vive in condizioni disagiate. Però, mi chiedo, conviene vendersi per cento euro che risolvono i problemi per quattro giorni, ma allo stesso tempo autorizzano il candidato a non rispondere alla vostre esigenze da cittadini per i restanti cinque anni? Nel momento in cui l’elettore accetta il compenso, non può più rivendicare nessun altro diritto nei confronti del candidato, anche qualora venisse eletto; in quanto quest’ultimo, ha già compiuto il suo dovere: accontentarlo con cento euro.
Infine, è proprio sul ruolo dell’eletto che necessita un’ultima riflessione. Dobbiamo sforzarci di capire che fare il politico è un mestiere come tutti gli altri, per cui si percepisce una retribuzione per migliorare le condizioni di vita di tutti cittadini.  Come un meccanico viene pagato per aver riparato la vostra auto, un politico viene stipendiato dallo Stato (e quindi dai contribuenti) per migliorare le nostre condizioni economiche e sociali: sia il politico che raggiunge quest’ultimo obiettivo, sia il meccanico da cui avete riparato la vostra auto, non sono dei santi, non sono degli eroi, sono delle persone che compiono il loro lavoro ottenendo in cambio un corrispettivo. Non c’è dunque alcuna ragione per cui essere riconoscenti a vita al politico di turno che ha “sistemato” i vostri genitori o parenti vari o ha fatto il minimo indispensabile per migliorare la vostra città.
Il problema è che siamo stati così tanto umiliati dai politici locali, regionali e nazionali, al di là del loro orientamento, che quando qualcuno di essi compie normalmente il suo lavoro ci appare come un eroe che ha lavorato in modo straordinario. E dunque, quando ciò che è normale lo percepiamo come straordinario significa che siamo fuori dalla realtà, significa che siamo anormali.
Il voto di scambio non solo è immorale ma, alla luce delle osservazioni succitate, è pure inconveniente.

A voi la scelta, buon voto.

Andrea Arcuri

Stanchi dei Soliti

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