Politica Crotone: i giovani nei partiti? Parentopoli e sfruttamento


Politica=Familiarismo
Politica=Familiarismo

 “I giovani attivisti di Crotone e non solo: quando non sono familiari dei dirigenti, sono manovalanza per l’apertura dei gazebo o per sventolare le bandiere durante i comizi”

Il buon senso richiede che la partecipazione di un individuo all’interno di un’organizzazione politica sia frutto di una condivisione morale dell’organizzazione stessa; condivisione che può avere come oggetto i valori dell’organizzazione oppure, semplicemente, l’operato amministrativo di quel partito o movimento politico che governa l’intero paese o il singolo ente locale. In altre parole, possiamo affermare che il buon senso richiede che un giovane parteci ad un partito perché quest’ultimo è in linea con i suoi valori oppure perché condivida il suo operato durante i periodi di attività governativa.

L’applicazione di quanto appena affermato, è spesso riscontrabile nelle varie metropoli italiane (Roma, Milano, Genova, Bologna, Torino, Napoli, etc.), dove è impensabile che tutti i partecipanti alle riunioni di partito (o anche definibili tesserati attivisti) abbiamo legami familiari con coloro che nello stesso partito rivestono un ruolo di spicco. In queste grandi realtà, è dunque inopportuno presumere che i ragazzi di Giovane Italia (PDL-junior) e dei Giovani Democratici (PD-Junior) partecipino attivamente alle attività del partito soltanto perché il papà, lo zio o il nonno era (oppure è) un dirigente del partito o un governante.

Politica=Branco di Leoni

Ridimensionando il tutto ad un contesto più piccolo come Crotone, oppure ad un contesto minuscolo come un paesello, la presenza dei giovani nei partiti è spesso connessa a fattori parentali. Fattori che, dunque, non hanno alcun legame con la condivisione dei valori o dell’operato amministrativo, ma rispecchiano semplicemente un processo  gerarchico familiare: oggi è il papà a fare il segretario provinciale del partito; domani sarà il figliuolo e dopodomani il nipotino. Questo andazzo si protrae da decenni, e negli articoli successivi che posteremo su questo blog, testimonieremo come negli anni ’70 i governanti di Crotone avevano legami famigliari con la maggior parte dei governanti attuali. Come si suol dire, “da generazione in generazione”.

Fare di tutta l’erba un fascio non è tipico di Stanchi dei Soliti, perciò occorre evidenziare che alcuni giovani dei partiti crotonesi partecipano perché nel loro partito ci credono veramente. E quindi per fattori legati alla condivisione morale o amministrativa succitata. In quest’ultimo e condivisibile caso, però, ci sorgono spontanee una serie di domande: qual è il peso decisionale che i giovani attivisti nei partiti crotonesi hanno nella scelta dei candidati o nella nomina degli assessori? I giovani dei partiti crotonesi hanno voce in capitolo sulla redazione del programma amministrativo? Hanno la possibilità di dissentire pubblicamente l’opinione di un dirigente o una candidatura imposta dall’alto?
Per ricordare un caso che risponde alle nostre domande retoriche, riportiamo quello verificatosi alle elezioni amministrative del 2011:

Un giovane dell’Udc, d’accordo con i suoi colleghi, affermò pubblicamente di non condividere la candidatura di Dorina Bianchi alla carica di sindaco. I giornali locali, il giorno dopo tali dichiarazioni, riportarono il seguente titolo su numerose locandine: “I giovani dell’UDC non vogliono la candidatura a sindaco di Dorina Bianchi“. Ma nel giro di 24 ore tutto venne nuovamente smentito, e ancora una volta tramite la stampa locale si lesse questa meravigliosa e contradditoria frase: “I giovani dell’UDC sostengono Dorina Bianchi“.

Ciò che si verificò è di facile interpretazione: i giovani dell’Udc hanno azzardato un comunicato stampa autonomo, in linea con le loro idee e preferenze. Questo comunicato ha preoccupato, in termini di compattezza politica e comunicativa, sia Dorina Bianchi che i suoi superiori. Pertanto, nel giro di 24 ore, la pseudo autonomia concessa ai giovani centristi venne revocata grazie ad un intervento autoritario dei maggiori esponenti locali (tra cui sicuramente Alfonso Dattalo). Mentre quell’ingenuo ragazzo, che si limitò a comunicare pubblicamente le opinioni dei suoi giovani colleghi di partito, fu costretto a dimettersi, candidandosi successivamente a sostegno di Giusy Regalino.

Di esempi simili a Crotone (e non solo) ce ne sono a bizzeffe: i giovani attivisti quando non sono familiari dei dirigenti sono manovalanza per l’apertura dei gazebo o per sventolare le bandiere durante i comizi.
Qual è dunque il senso di aderire ad un partito che non vi rende partecipi nelle scelte che contano? Nessuno. Pertanto, ricordate che se la vostra purezza politica non viene ripagata, l’unica strada da percorrere è l’exit: abbiate il coraggio di fare politica autonomamente, e non crediate che a Crotone sia necessario fare la gavetta anche in questo settore. Affinché l’attività d’apprendista sia utile c’è la necessità che veniate affiancati da buon maestro e, come ben sapete, di maestri politici a Crotone non ne esistono.
Vi chiederete qual è il ruolo dei giovani in Stanchi dei Soliti? Semplice: decidono. Provare per credere.

Andrea Arcuri
Stanchi dei Soliti

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