Buone azioni o compromessi ? Il modus operandi del clientelismo


Clientelismo Politico
Buone azioni o compromessi ? Il clientelismo

Spesso crediamo che il riconoscimento di determinati diritti, la concessione di agevolazioni fiscali e l’attuazione di quelle politiche che mirano a migliorare la qualità della vita, dal punto di vista economico e morale, siano frutto di “buone azioni” governative e/o parlamentari. E beh, non è proprio così. Spesso (non sempre per fortuna) le decisioni nei palazzi del potere avvengono dopo tante contrattazioni con i partiti, e quella che può apparire all’italiano, o al crotonese, medio come una decisione politica ammirevole è, in realtà, un favore concesso ad un gruppo politico in cambio di un altro favore.

In questo senso, di esempi ce ne sono a decine. Partiamo dal più concreto strumento di democrazia partecipativa: il referendum abrogativo. L’istituzione di quest’ultimo è avvenuta nel 1948 (previsto dalla Costituzione) ed è stato concesso ai cittadini italiani vista l’intenzione dell’assemblea costituente di dare la possibilità ai comuni cittadini di abrogare le leggi non ben accette. L’istituzione del referendum abrogativo rappresenta il “favore” fatto alla Democrazia Cristiana per non aver ostacolato l’approvazione della legge sul divorzio. Tant’è,che la Democrazia Cristiana non fece ostruzionismo poiché già convinta dell’esito del referendum abrogativo su tale legge, il ché, come abbiamo visto,non avvenne. Un altro esempio riguardò la legge sulla concessione della durata massima della giornata di lavoro e sulle assicurazioni per gli infortuni sul lavoro. Il cittadino medio leggerebbe questa concessione come l’azione di un buon governo attento alle problematiche dei lavoratori. Troppo bello per essere vero. All’epoca, il governo di Giolitti, riconobbe questi diritti ai lavoratori per avere il consenso dei Socialisti in Parlamento.

Ovviamente, nemmeno nell’attualità mancano esempi di questo tipo. Basti pensare a tutte quelle leggi che privilegiano una determinata città, corrispondente alla città natale di un ministro, o di un gruppo di parlamentari che, magari, hanno votato, o devono votare, a favore di un’altra legge ad personam. Oppure pensiamo all’indizione di un concorso pubblico, introducendo come criteri rilevanti l’esperienza in un determinato settore, perché è un requisito che possiede un amico, o la moglie di un consigliere, il quale non deve votare la mozione di sfiducia presentata al sindaco.

Quest’articolo ha come scopo quello di rendere scettici i lettori, invitandoli a considerare gl accordi sottobanco alla base di quelle decisioni che ci sembrano ottime…non è tutt’oro ciò che luccica.

di Andrea Arcuri
Stanchi dei Soliti

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