Crotone scialacqua l’occasione dei fondi europei


 

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Piazza Pitagora Crotone

Crotone ha sprecato gli ultimi 20 anni – una generazione- a inseguire alternativamente il sogno industriale perduto e un mosaico di interessi locali che hanno beneficiato la posizione politica e il portafogli , in una regione, la Calabria che a Dicembre ha dovuto restituire oltre 600 milioni di euro comunitari che non è riuscita a spendere nei tempi dovuti.

Giusto per essere esplicativi. Dei 23 milioni di euro destinati alla riqualificazione urbana solo 11 sono stati utilizzati per il centro storico di Crotone, provincia tra le più povere d’Italia. Tra i rimandi di responsabilità tra Regione Calabria e l’amministrazione gli unici a pagarne le conseguenze sono i Crotonesi, ormai parte lesa da parte di tutti i giochi di palazzo che pagano altresì lo scotto di una mancanza di competenza nell’utilizzo di questi strumenti europei determinanti in altre zone sottosviluppate nel rappresentare un volano di sviluppo.

Quando le competenze vengono messe in campo come per esempio nel caso della città di Rzeszow in Polonia accade esattamente il contrario. I Fondi Europei in questo caso sono stati spesi fino all’ultimo centesimo ( per la precisione 18,6 Milioni di Euro) cambiando volto all’aeroporto cittadino che si prepara ad ospitare un volo intercontinentale con tutti i ritorni in termini economici che ne conseguono.

Alla base c’è la programmazione. Come indicato dal rapporto di Fabrizio Barca, presentato alle istituzioni europee, bisogna promuovere il processo di apprendimento che dia luogo alla valutazione dell’impatto possibile sui territori.

Se si continua ad utilizzare i fondi europei per la spesa ordinaria (manutenzione di strade e affini a ridosso delle elezioni) non si garantirà il valore aggiunto in termini di innovazione, inclusione e sviluppo delle risorse veicolate da Bruxelles.

L’impatto pratico dei suddetti fondi , risulta chiaramente anche attraverso le BEST PRACTICE, i casi di eccellenza di spesa.

Esempio è TECNOPOLI in Emilia Romagna.

Si tratta di una rete di dieci centri di ricerca per il trasferimento tecnologico che integra Università, imprese , centri e laboratori di ricerca industriali. Daranno lavoro a 1600 ricercatori, di cui 560 giovani neoassunti. Per realizzarli sono stati spesi 241 milioni di euro, 94 dei quali proveniente dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale).

Altro esempio è “Giovanisi” lanciato dalla Toscana. Il progetto ha cercato di fornire assistenza in materia di impiego, formazione, istruzione, ma anche di realizzazione di nuove imprese e di ricerca di alloggi. Dal 2011 ad oggi, l’iniziativa è riuscita a coinvolgere oltre 40.000 giovani. In questo caso sono stati utilizzati anche 72 milioni prelevati dal Fondo Sociale Europeo.

In Calabria si inizia a parlare oggi di programmazione per i fondi europei 2014/2020 ovvero con 2 anni di ritardo rispetto altre regioni che stanno già utilizzando al meglio questi preziosi strumenti.

L’incapacità di spesa dipende principalmente da due punti.

Il primo è l’incertezza strategica. Ogni volta che si redigono i programmi regionali per l’attivazione dei  cicli di programmazione dei fondi strutturali si declinano una quantità di azioni e linee di intervento, che destrutturano il valore strategico degli impianti programmatori e frammentano in mille rivoli; il tutto in barba a qualsiasi principio di concertazione strategica, di comparazione della struttura dei risultati attesi e degli obiettivi rilevanti per lo sviluppo nazionale e regionale. Insomma la classe dirigente, di qualsiasi estrazione essa sia, deve imparare a fare delle scelte.

Un altro motivo è la diffusa scarsa qualità dei progetti che emergono dai territori, spesso più legati a logiche opportunistiche di acquisizione di fondi purchèssia, che alla qualità degli obbiettivi e delle azioni da mettere in campo.

Si auspica un cambio di rotta nella direzione di acquisire le competenze a spendere e farlo per il meglio in quanto questo ciclo 2014/2020 se mal gestito risulterà cruciale nel designare Crotone come la città più povera d’Italia ad interim.

Gregorio Crudo

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